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WE WANT SEX
Eccolo il miglior della stagione. Una sciccheria,
una delizia. Questo sì da non perdere.
Una commedia di purissima stoffa inglese in
zona “FuIl Monty” o “Grazie
signora Thatcher”. Per carità,
non fatevi fuorviare dallo spiritoso titolo,
volutamente malizioso. “We Want Sex”
è soltanto una parte dello striscione
inalberato dalle tenaci protagoniste: gli manca
la quarta parola, ‘Equality’, piegata
dal vento. Quindi non ‘Vogliamo sesso’,
ma ‘Vogliamo la parità dei sessi’.
Soprattutto in senso salariale. Il regista Nigel
Cole è uno che maneggia bene l’umorismo
e usa con estrema cura i guanti bianchi, come
dimostrano almeno due dei suoi film precedenti,
“Calendar Girls” e “L’erba
di Grace”. La storia (vera) si svolge
a Dagenham, nell’Essex, contea orientale
dell’Inghilterra, nel maggio del 1968.
Nella fabbrica della Ford, accanto ai 55 mila
operai uomini, sgobbano 187 donne, addette alla
cucitura dei sedili. È un’ala fatiscente,
dove fa un caldo infernale, tanto che spesso
volano via le camicette e restano i reggiseni.
Un lavoro faticoso, ma considerato non qualificato,
per antica consuetudine pagato la metà
di quello dei maschi. Finché un bel giorno
la giovane e battagliera madre di famiglia Rita
O’Grady è la prima a tuonare il
suo basta, subito spalleggiata dalle più
ardite tra le colleghe, come Connie, Brenda
e Sandra. L’ambiguo capo della commissione
interna Mont Taylor le ostacola, fingendo di
appoggiarle, al contrario del compiaciuto, anche
se non proprio cuor di leone, sindacalista Albert.
Pretendiamo la parità e la chiederemo
al ministro del Lavoro Barbara Castle. O sarà
sciopero a oltranza. Si ride spesso anche se
in un paio di scene le lacrime sono in agguato,
ma la regia, secca e senza fronzoli, è
pronta a mutare rotta appena si sfiora la commozione.
Se non è un capolavoro, poco ci manca,
grazie anche a un cast straordinario, per talento
e simpatia. P.S. Finalmente quando si parla
di Escort s’intendono le auto e basta.
Il
Giornale
Massimo Bertarelli
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