MIRACOLO A LE HAVRE


Il tema dei migranti e della loro clandestinità è ormai ben noto anche al cinema italiano, come l’ultima Mostra di Venezia dimostra. Aki Kaurismaki più sobrio del solito. Un ‘amico ritrovato’ per cinefili di tutte le latitudini che utilizza i consueti ingredienti - personaggi e atmosfere stralunati, vite stentate improntate all’ottimismo, cagnetta Laika e cantante rockabilly inclusi - con un’insolita dose di zucchero. La trasferta francese e l’ambientazione nella città portuale del titolo esplicitano l’omaggio a Marcel Carné; la vicenda si articola intorno alla figura dello sciuscià Marcel Marx, che lavora alla stazione senza rimediare granché nell’era delle sneaker. Un uomo anacronistico che vive con la moglie Arletty, comprensiva e affezionata al punto da non rivelare al marito di avere ancora poco da vivere. Un giorno, nel porto, si scopre che un container è popolato da cittadini africani in fuga. Uno di loro, il ragazzo Idrissa, sfugge alla cattura e alla consegna ad un “centro di permanenza temporanea” e trova riparo proprio nell’appartamento della coppia umile ma onesta, aiutata da tutto il vicinato. A dare la caccia al ragazzo e a tormentare Marcel è l’ispettore Monet, impermeabile e cappello - manco a dirlo - da noir anni’40. Le cose sembrano mettersi male per tutti, il ragazzo ha bisogno di denaro per un passaggio clandestino verso la costa inglese ma né le risorse né la salute sono sufficienti… Tuttavia, la solidarietà e un non trascurabile aiuto dalla provvidenza trasportano con grazia e leggerezza lo spettatore verso un finale che possiamo definire lieto senza tema di smentita, non foss’altro per il senso di umanità, di empatia che la piccola e disgraziata comunità esprime in tempi di crisi morale prima ancora che economica. Ogni tassello del film è piazzato al posto giusto, i colori netti e le scenografie spoglie sono le stesse di sempre, gli attori pure: André Wilms, e Juha, è perfetto nella sua arruffata e tenera pervicacia, così come Kati Outinen è il cinema di Kaurismaki. È un nuovo ingresso ma si amalgama alla grande il commissario Darroussin, dolente quanto tenacemente attaccato alla propria missione, mentre a fornire musica e canzoni in un contesto altrimenti “silenzioso” è Little Bob, al secolo Roberto Piazza, il cui ingresso in campo imprime una svolta alla storia. Graditissimo ritorno di un autore che ha contribuito a tenere alta la bandiera del cinema d’essai e che insperatamente ci consegna un’opera che trascende la freddezza dei luoghi e l’amarezza di esistenze trascinate per coltivare la speranza, la carità e finanche la fede: vedere per credere!

MARIO MAZZETTI
VIVILCINEMA

 
 
31 marzo 2012



  DETTAGLI
 
MIRACOLO A LE HAVRE
di Aki Kaurismaki

Interpreti:
André Wilms
Kati Outinen
Jean-Pierre Darroussin
Blondin Miguel
Roberto Piazza

Genere: drammatico