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CARNAGE
“Carnage” di Roman Polanski è
una superba riduzione della pièce di
Yasmina Reza ma soprattutto è una grande
prova di regia e di recitazione. Il testo racconta
l’incontro tra due coppie borghesi di
Brooklyn: i figli undicenni se le sono date
(meglio: uno ha rotto due denti all’altro)
e i genitori vorrebbero comporre la questione
nel modo più civile possibile. Ma una
battuta un po’ tagliente lasciata cadere
nel discorso a cui viene risposto in maniera
altrettanto acida finiscono per innescare nel
quartetto un inaspettato ‘gioco al massacro’.
Dove però i contendenti non rispettano
sempre le alleanze di coppia: a volte sono i
due uomini che fanno ‘comunella’,
a volte le due donne, a volte una coppia guarda
l’altra rinfacciarsi vecchie ferite e
procurarsene delle nuove. Polanski aveva già
raccontato il ‘massacro’ di due
coppie in “Luna di fiele”, ma in
quel film la tensione prendeva i toni del melodramma
più sfrenato, dove nella miglior tradizione
romantico-ottocentesca i rapporti d’amore
si rivelavano rapporti di potere. Qui tutto
è più raffreddato e controllato,
come vorrebbero le forme e i valori condivisi,
ma ogni tanto la ‘violenza’ che
i genitori stigmatizzavano nei figli si impadronisce
anche degli adulti. Senza denti rotti, ma con
ferite ‘morali’ che potrebbero essere
ben più dolorose. Restando fedele al
testo letterario, che impone unità di
luogo (l’appartamento di una delle due
coppie) e di tempo (tutto si svolge in 79 minuti)
Polanski dimostra la sua maestria usando montaggio
e cambi di inquadrature per sottolineare il
ritmo del testo, così da cancellare ogni
rischio di ‘staticità’ teatrale.
Mentre un quartetto di attori al diapason della
loro bravura cesella i quattro personaggi come
meglio non si potrebbe: Christoph Waltz e John
C. Reilly sono perfetti, ma sono Jodie Foster
e Kate Winslet a lasciare davvero a bocca aperta,
ponendo da subito la loro candidatura ai Leoni
per le migliori attrici.
Il Corriere della sera
Paolo Mereghetti
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