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VERSO L’EDEN
‘Verso l’Eden’ - dice Costa
Gavras - prova a dar voce al percorso, al vagare,
alla storia di coloro che ieri fummo noi stessi
alla ricerca di un tetto. La storia di Elias
non è quella di Ulisse, né quella
di Jean Claude (lo sceneggiatore...), né
la mia. “Ma io mi riconosco in Elias,
questo straniero che non mi è estraneo...”.
E’ una bella dichiarazione, questa del
veterano Costa Gavras (76 anni, nato in Grecia),
che ben si adatta allo stile spoglio e quasi
indifeso scelto per il copione. Il cammino di
Elias è descritto con toni quasi sempre
leggeri e stranianti, mai decisamente drammatici.
Eppure con tratti lievi, il regista mette in
campo non solo il suo essere dalla parte del
fuggitivo ma anche le forti contraddizioni di
un’Europa divisa tra slanci di solidarietà
e pericoli di chiusura mentale e culturale.
Un film in più momenti quasi muto: a
parlare sono i gesti, gli atteggiamenti, gli
sguardi. Basta poco a volte per stare dalla
parte dei più indifesi.
C.N.V.F.
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