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GLI AMICI DEL BAR MARGHERITA
L’avevamo lasciato pochi mesi fa alle
prese con “Il papà di Giovanna”,
e ora Pupi Avati torna, rimanendo nella zona
temporale dei primi anni Cinquanta e geografica
della prediletta Bologna. Taddeo, che alla fine
ha un po’ paura di restare nel gruppo
tanto ammirato, è Avati stesso: “Perché
- dice oggi il regista - non alzare la saracinesca
di quel locale, nel quale la mia memoria ha
trattenuto intatto, preservato dalle ingiurie
del tempo, quell’insieme straordinario
di eroi sciocchi, che tuttavia furono per gran
parte della mia giovinezza i modelli ai quali
mi ispirai ?”. “Eroi sciocchi”
è definizione che fa esplodere simpatia,
affetto, vicinanza, come se gli avvenimenti
si fossero svolti poco tempo fa. Lasciare andare
a briglia sciolta la nostalgia, confonderla
nella memoria, farne cinema come luogo per rendere
vivi e visibili facce, luoghi, atmosfere è
un marchio che Pupi Avati non finisce di arricchire
ogni volta di nuove sfumature, seguendo spartiti
delicati, cinici e poetici. Mai gridando, mai
pretendendo toni drammatici impensabili nei
suoi protagonisti. Quei ricordi sono il suo
mondo. Cerchiamo di farne parte, e di condividerne
le emozioni.
C.N.V.F.
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