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VUOTI A RENDERE
Josef è un professore di letteratura
ceca, stufo di insegnare a un branco di teste
vuote: dopo un atto di ribellione che evidenzia
il suo distacco da quel mondo, si ritrova a
condurre una scomoda vita da pensionato, fatta
di chiacchiere al parco con i coetanei. Tra
sogni erotici ricorrenti, sintomo di una sessualità
non placata, e l’incapacità di
restare a casa, l’uomo trova nuovi impieghi
gettando nello sconforto la moglie: prima come
pony express a 65 anni (ancor meglio di Antonio
Albanese in ‘Giorni nuvole”), poi
come addetto alla restituzione dei vuoti a rendere
in un supermercato - una sana abitudine, da
anni desueta nel nostro paese convertitosi alla
plastica. Il nuovo ambiente di lavoro finisce
col restituirgli il buon umore: va d’accordo
con tutti, diventa un punto di riferimento dal
suo angusto magazzino e finanche organizza incontri
e fidanzamenti all’interno del nuovo microcosmo:
il collega taciturno, quasi uxoricida, e una
cliente; la figlia abbandonata e bigotta ed
il vicepreside della vecchia scuola. Nel frattempo
la moglie Eliska, che per riempire i vuoti di
un’esistenza solitaria si è messa
a dare lezioni di tedesco a un funzionario comunale,
ha una piccola sbandata. Il bel finale, pirotecnico
e inatteso, vede l’anziana coppia celebrare
i quarant’anni di matrimonio e nel contempo
scongiurare, metaforicamente e non, la morte
fisica e la fine del desiderio, con un nuovo
inizio all’insegna della commedia agrodolce.
Il ritratto psicologico di Zdenek è accurato;
i personaggi di contorno, in particolar modo
quelli femminili, sono centrati, la sceneggiatura
è briosa e scorrevole e induce spesso
al sorriso, in un clima da realismo magico tipicamente
mitteleuropeo e un rimescolamento onirico della
trama che tiene desta l’attenzione, con
al centro i desideri, le ansie e la confusione
del protagonista. Il preside, la cliente anziana,
l’infermiera, la cameriera con un segno
misterioso sulla gamba, unitamente alle vedute
aeree di Praga nel finale ‘senza zavorra’,
fanno di questo garbato e piacevole film una
sorta di “8 ½” di un pensionato
indomito.
Vivilcinema
Mario Mazzetti
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