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TI AMERO’ SEMPRE
“Ti amerò sempre” di Philippe
Claudel, Juliette degli spiriti, ventate di
ricordi, l’agguato del tempo e dei rimorsi.
Il titolo francese coniuga il verbo al passato
(“ti amo da molto tempo”), quello
italiano punta sul futuro. E il film è
un magnifico esempio di cinema europeo, con
azione interiore, molto francese, analisi psicologica
raffinata e sofferente ma anche con due sorprese,
una dopo 30 minuti; l’altra straziante,
in fine. Riveliamo solo che si tratta dell’incontro
di due sorelle, nella provinciale Nancy: Juliette,
dopo 15 anni di prigione, torna dalla sorella
insegnante Lèa che la ospita in casa
col marito tifoso, due figli adottivi, il suocero
muto per malattia e incomunicabilità,
un quadro familiare tipo il Tram che si chiama
desiderio di Williams. Nella ragnatela dei rapporti
e della vita che ricomincia si inseriscono un
commissario, un prof., un dott., una famiglia
didascalicamente irachena. Al mondo si risponde
senza parole, i bilanci emotivi son difficili
da quadrare: segreti, bugie, sussurri e grida,
sorellanze e le affinità elettive; ondate
di memoria e foto ingiallite, l’importanza
proustiana del passato remoto. Una storia virata
al femminile senza vezzi ma gran sensibilità.
Philippe Claudel vuole omaggiare la forza delle
donne nel rimettere a posto i pezzi di vita,
loro e altrui. Una straordinaria Kristin Scott
Thomas (nomination all’ Oscar) percorre
il film guardandoti negli occhi gelidi dentro
cui ribolle una insofferenza, un rimorso svelati
nella scena madre; le dà risposta pure
in silenzio l’attrice di rara sensibilità
EIsa Zylberstein, ma sono da citare anche tutti
gli apporti maschili, vari e perfetti. Thriller
moral giudiziario con una tessitura drammatica
di forza eccezionale, capace di accendere un
‘divertimento’ emotivo intellettuale
continuo. Il Libro (la notte sta di conforto
sul letto) risulta al centro dell’attenzione
e le citazioni di Dostoevskij e Leopardi non
casuali, mentre si dice che Rohmer è
il nostro Racine, dalla parete occhieggia un
poster di Lubitsch. Bellissimo film cui vince
su tutti la Parola che nel cinema può
essere un Silenzio: fidatevi.
Il
Corriere della Sera
Maurizio Porro
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