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MATRIMONIO ALL’INGLESE
England, sweet England. Il verde dei suoi curatissimi
prati, una magione che sembra uscita dalle fiabe,
una famiglia di nobili attaccati al buon tempo
antico. Un matrimonio all’inglese, di
Stephan Elliott, è tutto questo, ma anche
molto di più. Tratto da una pièce
di Noel Coward, ambientato negli anni 20, il
film gioca con il conflitto che, sempre più
acido, si viene a creare tra la Lady che governa
la casa e la nuova arrivata, la bella e pimpante
americanina sposata, all’insaputa dei
genitori, dal rampollo di famiglia. Qui tutto
vorrebbe rimanere fermo, oltre Oceano le cose
sono cambiate a ritmo di corsa (non a caso la
nuora si diletta, oh scandalo!, di gare automobilistiche).
E poi c’è il padre dello sposo,
abulico e intristito dopo aver partecipato agli
orrori della Grande guerra. Battute velenose,
inframmezzate anche da buffe baruffe, ma con
la situazione che precipita verso la resa dei
conti.
Viva la campagna, ma forse la città è
meglio; e viva il cinema made in England quando,
fedele alle tradizioni di casa, cucina prodotti
di estrema piacevolezza. Non frivoli, però:
perché la morale c’è, eccome
se c’è...
Il
Sole 24 0re
Luigi Paini
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