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BASTARDI SENZA GLORIA
Eroi e cialtroni, attivisti e arrivisti, spie
e traditori affollano il carrozzone che percorre
quattro degli anni più bui dell’Europa
del ‘900, scivolando con disinvoltura
e apparente leggerezza come una tavola da surf,
osando e portando a casa un risultato di tutto
rispetto. Per una volta, l’evento non
solo si è rivelato all’altezza
delle aspettative, ma ha riportato Tarantino
ai livelli della Palma d’oro Pulp
fiction. Con Inglourious basterds,
accolto da un’autentica ovazione alla
proiezione ufficiale a Cannes e sui nostri schermi
dal 2 ottobre, era tutta una questione di toni:
come dar vita alla vicenda epica di una brigata
di violentissimi ebrei che fanno lo scalpo ai
nazisti, farli arrivare nella Parigi occupata
e riscrivere la storia con un attentato ai massimi
vertici del Terzo Reich? Come sorprendere e
divertire senza urtare sensibilità e
suscettibilità, soprattutto quando a
dirigere non è proprio un poeta ma un
elefante in una cristalleria? Banco di prova
perfettamente superato sin dal prologo con tanto
di “c’era una volta”, nella
fattoria dove l’ufficiale “cacciatore
di ebrei” Hans Landa (l’attore televisivo
viennese Christoph Waltz, che ha strameritato
il premio come miglior attore) interroga il
fattore su una famiglia ebrea che potrebbe essere
nascosta nei paraggi: l’atmosfera è
sinistra ed evoca tante tragedie collettive
e familiari più volte ripercorse su grande
schermo. Per nostra fortuna, Tarantino ha cavato
il meglio dal cinema exploitation di casa nostra,
ovvero la capacità di orchestrare un
intrattenimento spettacolare su temi rilevanti,
questa volta con l’accortezza di non spingere
sul pedale del macabro e della violenza: ha
realizzato una superba, personalissima opera
di sintesi tra generi, dal western (declinazione
spaghetti) al bellico, dall’avventuroso
al grottesco, con una struttura per capitoli
che fila dritta senza mai tediare, anzi accumulando
tensione e adrenalina per il finale beffardo
e pirotecnico. Tra i numerosi meriti del film
di Tarantino, un cast multilingue per lo più
europeo, ma anche per l’esilarante scena
in italiano con Brad Pitt alias Aldo l’Apache
e i due compari che, nel cinema requisito dai
nazisti per l’anteprima di un film propagandistico,
portano a termine “l’operazione
Kino” calandosi con il loro accento yankee
nei panni di tre nostri connazionali. E poi,
l’aria di cinema che i personaggi respirano,
riconoscendo il ruolo storico e sociale della
Settima Arte con particolare riferimento alla
Seconda Guerra Mondiale e relativa propaganda,
il cinema parigino gestito da Shosanna l’unica
sopravvissuta all’eccidio della prima
scena ambientata quattro anni prima, programma
La tragedia di Pizzo Palù
con la Riefenstahl a beneficio delle truppe
tedesche ma anche Il Corvo
di H. G. Clouzot, e alla giovane esercente coinvolta
in una liaison interrazziale ante litteram il
regista fa dire “noi francesi rispettiamo
il lavoro dei registi” nel tripudio dei
convenuti sulla Croisette.
Tarantino e il suo cast si divertono un mondo
(e stavolta noi con loro) a portare avanti una
narrazione apparentemente strampalata, in realtà
accuratamente calibrata per la ricostruzione
degli eventi e i colpi di scena.
Vivilcinema
Mario Mazzetti
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