LA CLASSE


Una storia di lotta di classe tra i banchi di scuola ha riportato la Palma d’oro in Francia dopo 21 anni. Entre les murs, arrivato l’ultimo giorno per scompaginare tutti i piani della giuria, è il quarto film di Laurent Cantet, regista che si era fatto già notare come artefice di un cinema duro, ancorato al presente e molto problematico, abitato da personaggi che affrontano in solitudine una situazione al limite del paradosso. Impressione confermata e addirittura amplificata a partire dal libro di François Bégaudeau, ex insegnante, ora scrittore, editorialista e commentatore sportivo per “Le Monde”. Il regista e l’autore si sono incontrati un paio d’anni fa durante un programma televisivo e Cantet, che da tempo aveva voglia di fare un film sull’universo in ebollizione della scuola, ha raccolto immediatamente la sfida: reinventare una classe di liceo, in un contesto multietnico della periferia di Parigi, e mostrare le dinamiche che si creano tra un insegnante e i suoi allievi. Un film che al documentario attinge il metodo rigoroso di preparazione. Per cinque mesi, una volta a settimana, Cantet ha tenuto un laboratorio nel liceo Françoise Dolto con ragazzi dai 13 ai 16 anni che hanno accettato di improvvisare a partire da un canovaccio.
Le loro reazioni, puntualmente registrate, sono servite a scrivere la sceneggiatura, insieme a Robin Campillo, ma anche a fare il casting. Allievi e professori sono presi infatti direttamente dalle aule scolastiche e solo il ruolo del protagonista è affidato a Bégaudeau, che riporta nel film il suo singolare metodo educativo e la sua riflessione teorica. Lanciato anche verso gli Oscar e apprezzato in diversi paesi, nonostante l’ambientazione così franco-francese, La classe si concentra, senza mai uscire dalle mura scolastiche e senza alcuna concessione a una drammaturgia più tradizionale, sia sulle dinamiche generazionali, simili in contesti anche assolutamente diversi, che sul conflitto sociale che può esplodere in condizioni di disagio e sulla complessità di creare e alimentare una coscienza democratica. Così, l’ora di francese si trasforma in un ininterrotto battibecco tra un professore “socratico” e una classe che si difende con il sarcasmo tipico dell’età, cercando di farlo cadere in contraddizione o, infine, con la resistenza passiva. I ragazzi cercano di mettere in minoranza il professore, e in effetti alla lunga ci riescono, in un braccio di ferro estenuante ma avvincente. Bégaudeau tenta di spingere i suoi recalcitranti allievi a riflettere sul significato e l’uso delle parole, a rappresentare se stessi agli altri costruendo un’identità in un contesto fragile e frammentato, ma i giovani francesi dalle origini più disparate quasi mai stanno al gioco: e se il cinese figlio di sans papier studia più che può per integrarsi, l’africano che rischia di essere rispedito nel Mali da suo padre, se sarà espulso dalla scuola, non accetta di sottomettersi ad alcuna regola. “La scuola è un laboratorio della società, un microcosmo dove le questioni di uguaglianza e disparità in merito alle opportunità di lavoro, potere, cultura, integrazione sociale o esclusione, emergono concretamente”, spiega Cantet che ha evitato di affrontare questioni attuali quanto spinose come il bullismo o l’uso di droghe. Un film politico nel senso migliore del termine (vedi la citazione finale della Repubblica di Platone) che darà argomento di discussione a destra come a sinistra.

Cristiana Paterno
VIVILCINEMA

 
 
21 FEBBRAIO 2009



  DETTAGLI
 
LA CLASSE

di Laurent Cantet

Interpreti:

François Bégaudeau
Nassim Amrabt
Laura Bequela
Cherif Bounaïdja Rachedi
Juliette Demaille
Dalla Doucoure