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PRANZO DI FERRAGOSTO
Dove parcheggiare nonne, zie ultraottantenni
e anziane mamme tiranniche, soprattutto quando
queste sono vecchiette arzille, che rifiutano
di essere messe in un angolo come ingombranti
soprammobili? Come gestire un mal assortito
collettivo di signore vispe e garrule, bizzose
e puntigliose nelle loro manie e nelle loro
radicate abitudini? Le risposte vengono da “Pranzo
di ferragosto”, film-sorpresa della Mostra
di Venezia e vincitore del Premio opera-prima.
A dirigerlo, e a interpretarlo, è Gianni
Di Gregorio, debuttante sessantenne con la vivacità
e lo spirito di un ragazzino, sceneggiatore
di “Gomorra” e braccio destro di
Matteo Garrone, che di questo film è
il produttore.
Di Gregorio ha proiettato in un film, oltremodo
personale, esperienze di vita vissuta, condivise
in qualità di figlio unico di una madre
vedova e dalla soverchiante personalità.
E ha raccontato pure di quando, sapendolo moroso,
qualche estate fa, l’amministratore del
condominio gli propose di ospitare per qualche
giorno l’anziana madre, in cambio di un
tratto di penna su tutti i debiti.
“Pranzo di Ferragosto” è
un piccolo grande film, dove l’ingegno,
l’inventiva e la poesia riempiono i vuoti
abissali della povertà di mezzi.
Dimostrazione che per fare un cinema di qualità
non occorrono quattrini, ma idee e coraggio.
A sessant’anni compiuti, Gianni Di Gregorio
rivela l’entusiasmo di un adolescente
e, nonostante questo sia il suo film d’esordio,
la consumata abilità di un veterano.
Basta vedere la leggerezza di tocco con cui
domina la scena e la sensibilità manifestata
nella direzione di attori non professionisti.
Tutti sorprendenti.
Enzo
Natta
Famiglia Cristiana
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