CHANGELING


Con lo stile pacato e la progressione solenne che gli sono congegnali, il 78enne Clint Eastwood ci assesta un robusto pugno nello stomaco affrontando una storia (vera) di crimini sull’infanzia, rapimenti e dubbi ritrovamenti, di una polizia (siamo nella Los Angeles fine anni ‘20, qualche anno prima dei fattacci della Dalia Nera) la cui corruzione e i cui metodi di indagine e “dissuasione del dissenso” sono altrettanto raccapriccianti dei delitti che affronta.
Granitico e lucido, il vecchio Clint affronta la storia di una ragazza madre, impiegata in una compagnia telefonica nell’America della Grande Depressione, che al termine di un turno imprevisto scopre che il figlio di dieci anni è scomparso da casa: la denuncia alle autorità dapprima scettiche, la certezza del rapimento, il ritrovamento sei mesi dopo, nell’lowa, di un bimbo che potrebbe essere lui; in una roboante conferenza stampa alla stazione, la donna afferma che non si tratta di suo figlio, ma siamo sotto elezioni e la polizia ha troppa fretta di riscuotere il credito di riconoscenza dell’opinione pubblica per dar retta ai dubbi di una madre confusa e petulante: le istituzioni (da un rinomato pediatra fino al primario dell’ospedale psichiatrico dove la vicenda registra una tappa di agghiacciante rilevanza), sono al servizio della polizia, e solo la perseveranza di un pastore presbiteriano che arringa i fedeli dalle frequenze di una radio locale, insieme ad una clamorosa scoperta in una fattoria fuori città, consentiranno la riapertura delle indagini e la scoperta di una “fabbrica di angeli” che travolgerà opinione pubblica e forze dell’ordine, fornendo all’autore lo spunto per imbastire un doppio processo in parallelo e svolgere una riflessione/digressione sulla pena di morte (non siamo sicuri che collimi con la nostra sensibilità da europei).
Con la sua tipica struttura narrativa - inizio sottotono, zenit emotivo, elaborazione e un epilogo che “nobilita” retrospettivamente, fornendo un parziale sollievo in un contesto molto drammatico - Eastwood imbastisce con maestria e lucidità, a partire dalla sceneggiatura di Michael Straczynski e scrivendosi da solo la colonna sonora, una vicenda complessa che elabora e sviluppa ogni rivolo, ogni filo della trama, ogni svolta emotiva, riservando nella fase centrale una montagna russa di emozioni che turberanno anche gli spettatori più smaliziati, oscillando tra la “casa degli orrori” e il trattamento riservato alle donne internate perché scomode, frenando nella fase del ristabilimento di verità e giustizia fino all’inevitabile commozione finale. E trova pure un garbato spunto per ricordarci che siamo nella città del cinema. Misurata la Jolie, sempre col cappello in testa (scommettiamo da subito sulla nomination), pungente come richiede la parte il pastore Malkovich, ottimamente diretti tutti i comprimari, con una menzione speciale per la confessione-monologo dei due ragazzini al centro di una storia torbida e angosciante. L’applausometro della platea di Cannes, dove il film era in concorso in una versione non definitiva, ha registrato il picco di intensità, ripagando l’autore per l’impegno profuso e sfogando collettivamente, in una catarsi che solo il Grande Cinema consente, la tensione accumulata.

Mario Mazzetti
VIVILCINEMA

 
 
7 MARZO 2009



  DETTAGLI
 
CHANGELING

di Clint Eastwood

Interpreti:

Angelina Jolie
John Malkovich
Jeffrey Donovan
Michael Kelly